“Campus HUB360” a Comazzo (LO): un anno di aggregazione, partecipazione e presenza educativa con la Fondazione Comunitaria di Lodi

Dalle aperture del centro giovani allo spazio compiti, dalle serate agli eventi di paese fino al Grest: il progetto promosso dalla Cooperativa Comunità Papa Giovanni XXIII ha consolidato la propria presenza sul territorio. Decisivo per garantirne la continuità il sostegno della Fondazione Comunitaria della Provincia di Lodi, insieme alla collaborazione del Comune e della rete locale.

COMAZZO – Centoventuno aperture pomeridiane e serali tra ottobre e maggio, 68 ragazzi e ragazze complessivamente intercettati nelle attività del centro, 79 sessioni di spazio compiti. E poi piccoli laboratori, feste, giochi, incontri, l’attenzione alle iniziative del territorio e le quattro settimane di Grest che hanno coinvolto 35 bambini e 15 adolescenti come animatori.

Non sono solo i numeri, seppure importanti, a raccontare l’ultimo anno del Campus HUB360 a Comazzo, soprattutto, c’è la costruzione di un punto di riferimento credibile per i giovani del territorio. Un percorso promosso dalla Cooperativa Comunità Papa Giovanni XXIII, reso possibile grazie al sostegno decisivo della Fondazione Comunitaria della Provincia di Lodi e alla sinergia con il Comune e la rete locale.

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Un sostegno che ha dato continuità al progetto

 A rendere possibile questa fase di consolidamento è stato in particolare il sostegno della Fondazione Comunitaria della Provincia di Lodi, ente filantropico che ha accompagnato ancora il Campus HUB360 permettendo di dare continuità alla presenza educativa sul territorio.

Un risultato che appartiene a tutta la comunità grazie anche alla quota di donazioni locali richieste dal bando che è stata raggiunta a dicembre.

Il contributo della Fondazione ha sostenuto la parte più consistente del progetto e si è integrato con altre risorse dedicate ad azioni specifiche, come il progetto “SOS-no1out”, sostenuto da Fondazione UniCredit per il supporto scolastico, e “Attiva-mente in strada”, finanziato dal Dipartimento per le Politiche Antidroga, che ha contribuito in particolare alle aperture serali e alla presenza educativa nei primi mesi.

L’aver messo in relazione risorse differenti ha consentito al Campus di mantenere un’offerta articolata, ma senza perdere il proprio tratto principale: essere un luogo accessibile e riconoscibile per i ragazzi.

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Dal centro giovani alla presenza educativa

 Centrali nel progetto Campus HUB360 sono state le sue aperture ordinarie: tra ottobre 2025 e giugno 2026, lo spazio ha aperto le porte per 93 pomeriggi e 28 serate. Se la fascia pomeridiana ha fidelizzato un gruppo ormai stabile di ragazzi tra i 15 e i 19 anni, gli appuntamenti serali hanno intercettato un pubblico più vario, attirando anche chi non frequentava la struttura di giorno.

Alla base di questo aggancio c’è la scelta di un approccio a “bassa soglia”: una proposta pensata per abbattere ogni barriera all’ingresso — economica, formale, di orario, organizzativa o comportamentale. Nessuna formalità o filtro, ma uno spazio aperto al semplice “stare insieme” tra ping pong, biliardino, giochi da tavolo, musica e merende condivise. Questa informalità, intenzionale nel progetto del centro, ha permesso agli educatori di allacciare relazioni autentiche, liberate dalla necessità di partire da un problema da risolvere.

Con il passare dei mesi, la continuità ha trasformato la semplice presenza in un rapporto di fiducia verso gli adulti che li aspettavano a ogni apertura. Il centro, da essere solo un luogo dove “passare il tempo”, per alcuni è diventato uno spazio significativo, dove portare anche nodi e domande profonde a piccoli gruppi o con gli educatori: il rendimento scolastico, i conflitti in famiglia o tra pari, le ansie sul futuro, l’affettività e la gestione della vita digitale. È questo il risultato più significativo dell’anno: l’evoluzione da presidio fisico a punto di riferimento relazionale per ragazzi e ragazze.

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Spazio compiti e sostegno scolastico: lo studio come aggancio

 Accanto alla dimensione ricreativa, lo Spazio Compiti si è rivelato un decisivo strumento di aggancio relazionale. Tra novembre e maggio sono stati realizzati 79 incontri, che hanno coinvolto 12 ragazzi tra gli 11 e i 14 anni, la metà dei quali ha garantito una frequenza costante per l’intero percorso.

Anche tra libri e quaderni, tuttavia, lo studio è stato un semplice punto di partenza: affiancare uno studente significa fare un lavoro profondo sulla motivazione, sull’organizzazione del tempo e sulla fiducia nelle proprie risorse.

Un punto di riferimento, lo Spazio Compiti, che non si è limitato alla scuola secondaria di primo grado, ma che ha saputo accogliere anche le richieste spontanee dei più grandi. Tra le esperienze più significative spiccano il sostegno a un ragazzo nella preparazione dell’esame finale della scuola professionale — superato con un significativo 70/100 al termine di un percorso particolarmente faticoso — e l’affiancamento a un giovane adulto nello studio per l’esame teorico della patente.

Tasselli fondamentali di autonomia, che testimoniano come il Centro Giovani possa diventare un luogo dove portare bisogni concreti ed esprimere fragilità che altrove faticherebbero a trovare ascolto e risposte.

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Musica, laboratori e nuove idee

 Durante l’anno sono state sperimentate anche attività espressive nate dagli interessi dei ragazzi. Un corso di chitarra ha coinvolto quattro giovani, tre dei quali non frequentavano precedentemente il Campus.

Sono stati messi a disposizione strumenti musicali, materiali per disegno e pittura, una tastiera e attrezzature per il beatmaking. Durante il GrEst è nata inoltre una prima sperimentazione di bodypainting con l’hennè e di vodcasting con diverse animatrici impegnate nella loro realizzazione.

Non tutte le proposte immaginate sono diventate laboratori strutturati. Anche questo è un dato utile: lavorare con gli adolescenti ha richiesto di abbandonare programmi troppo rigidi, sperimentando attività brevi e flessibili e osservando quali interessi riuscissero davvero a trasformarsi in partecipazione.

Quando i ragazzi diventano parte della comunità

 Uno dei cambiamenti più interessanti dell’anno riguarda il rapporto tra il Campus e il paese.

Dalla Risotto Christmas Cup alla Festa di Primavera, dalla festa per la conclusione delle attività del centro fino al coinvolgimento durante Lavagna in Festa sono alcune delle occasioni alle quali il progetto ha partecipato o collaborato.

Fare memoria delle varie attività del progetto restituisce bene questo movimento continuo tra il centro e il territorio: dalle partite a ping pong ai giochi in oratorio, dagli incontri attorno a un tavolo alla piazza del paese.

Alcuni ragazzi e alcune ragazze hanno iniziato a non essere più soltanto partecipanti. Durante gli eventi estivi diversi giovani sono stati coinvolti nei servizi e nelle attività di ristorazione e nel GrEst, realizzato dal 9 giugno al 3 luglio, 15 adolescenti hanno scelto di assumere il ruolo di animatori per 35 bambini tra i 6 e i 13 anni, dopo un percorso di quattro incontri di formazione.

Il Centro Giovani ha iniziato lentamente a trasformarsi da luogo “per” i ragazzi a esperienza costruita anche “con” i ragazzi.

Una rete che resta indispensabile

Campus HUB360 non è un progetto isolato. Centrale è stata la collaborazione con il Comune di Comazzo, che ha messo a disposizione gli spazi e ha partecipato attivamente alla vita e alla programmazione del centro.

Nel corso dell’anno sono proseguite anche le relazioni con l’Istituto Comprensivo di Zelo Buon Persico, l’Ufficio di Piano di Lodi, la Parrocchia e le realtà associative del territorio.

È dentro questa rete che il sostegno della Fondazione Comunitaria della Provincia di Lodi assume forse il suo significato più concreto: non finanziare semplicemente una successione di attività, ma contribuire a mantenere nel tempo una presenza educativa attorno alla quale altre risorse del territorio possano incontrarsi.

Un investimento particolarmente rilevante nei piccoli comuni di periferia come Comazzo, dove per gli adolescenti le occasioni strutturate di aggregazione sono inevitabilmente inferiori rispetto ai centri maggiori e anche l’accesso ai servizi può essere più complesso.

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Il valore della continuità

L’esperienza di quest’anno non restituisce l’immagine di un progetto privo di difficoltà. Le presenze diminuiscono in alcuni periodi, non tutte le proposte funzionano, il coinvolgimento formale delle famiglie rimane complesso e le aperture serali richiedono agli educatori una particolare capacità di gestione.

Proprio per questo il risultato più significativo non sembra essere un singolo evento o un singolo numero. È la continuità. La possibilità che un ragazzo sappia che, in determinati giorni e orari, quella porta sarà aperta. Che dentro troverà altri ragazzi, un gioco, forse una chitarra o una poltroncina, ma soprattutto degli adulti disponibili a esserci.

Il sostegno della Fondazione Comunitaria della Provincia di Lodi ha contribuito in maniera sostanziale a rendere possibile questa continuità. Il Comune di Comazzo, la Cooperativa Comunità Papa Giovanni XXIII, gli altri partner, i volontari, le famiglie e gli stessi ragazzi l’hanno trasformata in vita quotidiana.

Ed è probabilmente qui che Campus HUB360 mostra il risultato più interessante del suo percorso: essere diventato, poco alla volta, non soltanto uno spazio aperto ai giovani, ma un elemento riconoscibile della comunità di Comazzo.

 

di Davide Bianchini