CONFERENZA REGIONALE SULLE DIPENDENZE IN EMILIA ROMAGNA

Fotografia di un disagio che non accenna a diminuire

Conferenza regionale dipendenze

C’eravamo anche noi come Comunità Papa Giovanni XXIII alla Conferenza Regionale sulle Dipendenze della Regione Emilia-Romagna tenutasi a Bologna qualche giorno fa.

Un appuntamento rivolto a operatori dei Servizi per le Dipendenze, professionisti sanitari e sociali, amministratori locali e rappresentanti del Terzo Settore e delle strutture sociosanitarie, e a tutti i soggetti coinvolti nella prevenzione, nella ricerca e nelle politiche sociali regionali.

Occasione preziosa per leggere i cambiamenti che hanno caratterizzato la nostra società negli ultimi anni sul tema in questione e leggere lo stato dell’arte dell’insieme di pratiche, progettazioni, interventi che la Regione e le Ausl hanno messo in atto in questo ambito. Obiettivo: lavorare insieme, nella costruzione e nell’attivazione del nuovo Piano Dipendenze della Regione Emilia-Romagna.

 

Politica, pubblico e privato sociale riconoscono che l’approccio al mondo delle dipendenze debba essere di tipo multisettoriale. La promozione della salute, ha evidenziato nel suo intervento Fabi, assessore regionale alle Politiche per la Salute, non è più solo una questione che riguarda le politiche sanitarie, ma riguarda anche le politiche sociali ed educative. “Bisogna andare oltre la cura” – ha ribadito Fabi, sottolineando la necessità di leggere la fragilità della persona nel suo complesso e di intervenire con un lavoro riabilitativo aperto anche in contesti sociali e familiari. In tal senso diventano fondamentali interventi per il lavoro sociale, il lavoro sul budget di salute e il progetto di vita. “L’obiettivo finale” – ha concluso Fabi – “è riaffermare che i diritti delle persone più fragili devono occupare il posto nelle scelte dei valori degli interventi pubblici. La prevenzione deve evolvere da controllo punitivo a promozione della salute integrando politiche urbanistiche, sociali ed educative”.

 

Quale  fotografia  emerge sul tema dipendenze sul territorio Emiliano Romagnolo?

Vi sono alcuni dati significativi da rilevare. Da un lato, l’efficacia dei servizi sanitari ha ridotto i decessi per overdose, portando però a un invecchiamento della popolazione consumatrice. Questo fenomeno introduce nuove criticità cliniche legate al poli-abuso e all’uso massiccio di crack, che causano disabilità acquisite e quadri clinici complessi.

Parallelamente altrettanto emblematico il trend regionale riferito alle giovani generazioni

Interessante a tal proposito l’intervento della dottoressa Sabrina Molinaro ricercatrice ESPAD nella sua relazione  ”Metamorfosi delle dipendenze: tra sostanze, comportamenti e traiettorie di consumo”. Stando ai dati forniti dalla Molinaro, il trend regionale rispetto alle giovani generazioni pare essere del tutto in linea con quello nazionale confermando un fatto già conosciuto: la diminuzione dell’uso dei cannabinoidi ma l’aumento del gioco d’azzardo patologico, del gaming e soprattutto dei comportamenti di consumo alcolico, soprattutto nelle ragazze e di uso degli psicofarmaci senza prescrizione. 

Rispetto ai giovani l’assessora al Welfare III settore Politiche per l’infanzia e scuole Isabella Conti, riferisce un dato allarmante. Nel solo ultimo anno in regione sono stati registrati ben 68.000 accessi in neuropsichiatria. La fragilità di questa fascia di popolazione si fa sempre più evidente. 

Interessanti i confronti emersi anche sul tema: violenza nel mondo giovanile certamente richiamato anche dagli ultimi fatti di cronaca. Come superare un atteggiamento di normalizzazione?  Emblematico in questo tempo la questione: metal detector nelle scuole. Introdurre tale strumento nelle scuole potrebbe indirettamente portare ad una sorta di normalizzazione. Da qui l’urgenza da parte di tutti nel promuovere un’azione culturale specifica proprio contro questi fenomeni che si stanno verificando.

 

Carcere e Dipendenze

Il sovraffollamento carcerario è strettamente legato alle dipendenze: oltre il 30% dei detenuti è in cella per reati correlati. In questo contesto, la Comunità Papa Giovanni XXIII è intervenuta evidenziando la necessità di ampliare l’offerta dei SEATT regionali e l’istituzione di ICATT come strutture intermedie che possano permettere l’individuazione di persone adatte a percorsi specialistici motivazionali per facilitare l’ingresso nelle Comunità Terapeutiche e sostenerli, ampliando così la disponibilità all’ accoglienza con detenuti con problemi di dipendenza.

 

A margine della partecipazione si dice soddisfatto Ugo Ceron intervenuto per la Comunità Papa Giovanni XXIII, ritenendo molto interessanti gli interventi. “Appuntamenti di questo tipo” – dice Ceron – “sono occasioni preziose per sottolineare che il problema dell’uso delle sostanze, lo sviluppo delle condotte di dipendenza, non può essere delegato solo ai servizi specialistici, ma è una questione di comunità.  Un grande appello per i servizi, sia pubblici che privati, chiamati a  stare al passo con una società che cambia e i nuovi stili di consumo. Uno stimolo e un richiamo a rivedere l’organizzazione dei servizi e degli interventi pubblici e dell’ente del terzo settore.  Lo scopo è quello di riuscire ad intercettare precocemente le nuove forme di dipendenza non solo in riferimento alle giovani generazioni ma anche prima che si sviluppino quadri patologici significativi. Obiettivo urgente e possibile da raggiungere, solo se condiviso”

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