Genova 2026 WFTC

Un simposio internazionale, quello del WFTC di Genova, per dialogare sul presente e sul futuro delle comunità terapeutiche

Pochi giorni fa si sono spenti i riflettori sul Symposium internazionale della World Federation of Therapeutic Communities (WFTC), appuntamento che si tiene ogni dieci anni per fare il punto sul ruolo e sull’evoluzione delle Comunità Terapeutiche nel mondo. A ospitare l’evento la città di Genova, diventata per tre giorni la capitale mondiale del confronto sulle dipendenze, sulla cura e sul reinserimento sociale.  

L’evento, promosso dalla Federazione Mondiale delle Comunità Terapeutiche insieme alla Fondazione CEIS Genova e alla Federazione Italiana Comunità Terapeutiche, ha riunito oltre 200 delegati provenienti dai cinque continenti, rappresentanti di comunità terapeutiche pubbliche e del privato sociale, insieme a centinaia di osservatori, operatori sociosanitari, studiosi e rappresentanti istituzionali. Anche alcuni referenti della Comunità Papa Giovanni XXIII vi hanno preso attivamente parte. 

Dal confronto internazionale è nata la “Carta di Genova 2026”, il manifesto destinato a orientare per i prossimi dieci anni il lavoro delle Comunità Terapeutiche a livello mondiale. Un documento condiviso che riafferma la centralità della persona, delle relazioni e della responsabilità comunitaria come elementi fondamentali del percorso terapeutico.

Il Manifesto evidenzia come le Comunità Terapeutiche siano oggi sistemi complessi, capaci di flessibilità, innovazione e nuove modalità di cura. Una realtà che, pur restando fedele alle proprie radici storiche, si apre ai nuovi bisogni sociali e alle sfide contemporanee, rafforzando il legame con i territori, le famiglie e la società civile.

Tre sono i punti chiave attorno ai quali si sviluppa il documento:

  • il passato, ovvero la storia e l’identità delle Comunità Terapeutiche;

  • il presente, rappresentato dall’unicità del loro approccio terapeutico;

  • il futuro, con le nuove sfide e le linee guida che accompagneranno il lavoro dei prossimi anni.

Particolarmente significativo il richiamo al valore della relazione umana come principio terapeutico fondamentale. Durante il Symposium è stato ribadito che nessuno è irrecuperabile e che la Comunità Terapeutica rappresenta una sorta di “palestra relazionale”, un contesto capace di aiutare la persona a ritrovare equilibrio, fiducia e strumenti per affrontare la propria battaglia contro la dipendenza.

Anche il significato originario della parola “terapeuta” è stato al centro della riflessione. Dal greco “therapeftìs”, il termine indicava il servitore che aiutava il guerriero a indossare l’armatura. Un’immagine evocata durante il Simposio per ricordare come l’operatore non sia un “salvatore”, ma una persona al servizio di altre persone, chiamata ad accompagnare chi soffre nel recupero della propria dignità e autonomia.

“Chi siamo, come siamo arrivati fin qui e cosa deve guidare il nostro futuro sono le domande che determinano la nostra identità”, ha dichiarato la presidente della WFTC Sushma Taylor, sottolineando come le Comunità Terapeutiche rappresentino ancora oggi “una concreta ancora di salvezza per le persone, le famiglie e il tessuto sociale”.

WFTC-2026-Genova

Un forte riconoscimento istituzionale all’iniziativa è arrivato anche dalla Presidenza della Repubblica, che ha conferito al Symposium la Medaglia di Rappresentanza del Presidente Sergio Mattarella per l’alto valore sociale e istituzionale dell’evento.

Il Symposium continua a tenere accesi i riflettori sulla situazione italiana delle dipendenze. Oggi sono circa 11.000 le persone accolte nelle Comunità Terapeutiche, di cui 8.000 per dipendenze da sostanze, con una prevalenza di casi legati a cocaina e crack. Rimane però difficile intercettare i più giovani e la presenza femminile continua a essere minoritaria nei percorsi di cura.

La Carta di Genova 2026 si propone così come una sintesi di visioni, culture ed esperienze diverse, unite dalla volontà di riaffermare la Comunità Terapeutica come modello di cura fondato sull’accoglienza, sulla relazione e sul valore della comunità.

Una comunità  che pur ancorata alle radici della propria storia è aperta ai nuovi bisogni e alle nuove sfide che l’attendono. Una comunità intesa come “villaggio” – luogo non stigmatizzante a servizio dell’uomo ad ogni latitudine del mondo.