La Comunità nel mondo: Brasile. Diverse realtà, una stessa strada
In Brasile, due comunità terapeutiche raccontano come cambiano i contesti ma non la scelta di accogliere, ascoltare e accompagnare chi cerca una strada per ricominciare.
Possono cambiare i Paesi, il territorio, la cultura e le storie delle persone. Ma quando si parla di dipendenze, alcune ferite si assomigliano più di quanto si possa immaginare. È da questa consapevolezza che nasce il nostro viaggio nelle comunità del mondo: dopo Cile e Croazia atterriamo in Brasile, dove come Comunità Papa Giovanni XXIII siamo presenti con quattro strutture. Oggi conosciamo due delle comunità terapeutiche brasiliane, la Casa Nostra Signora della Gioia e la Fazenda Bom Samaritano, due realtà diverse per caratteristiche e organizzazione, ma unite dalla stessa volontà di accogliere, accompagnare e restituire speranza.
La Casa Nostra Signora della Gioia accoglie uomini e donne in una fase iniziale e per un breve periodo di circa tre mesi. È un momento delicato, in cui il desiderio di assumere sostanze può essere particolarmente forte: l’obiettivo è stare accanto alle persone proprio in questa fase, aiutarle a superarla e accompagnarle verso la consapevolezza della necessità di proseguire il cammino di riabilitazione.
Alla Fazenda Bom Samaritano, invece, vengono accolti uomini su base volontaria e temporanea per un periodo previsto di nove mesi. Qui il percorso parte dall’autoanalisi e dal ritrovare un rapporto con sé stessi, cercando di riconoscere i fattori di rischio e quelli di protezione. Perché, spiegano dalla comunità, «la sostanza è spesso soltanto la parte visibile del problema. Sotto la superficie possono esserci dolore, abusi, solitudine e una storia personale che nessuno ha mai ascoltato».
Due percorsi differenti, dunque, che partono però dalla stessa convinzione: per affrontare una dipendenza non basta fermarsi alla sostanza, ma è necessario incontrare la persona nella sua interezza.
Accogliere e ricominciare
Oggi la Casa Nostra Signora della Gioia accoglie 14 persone: 11 uomini e 3 donne. Le problematiche affrontate non riguardano soltanto la dipendenza, ma anche ferite profonde che accompagnano la vita delle persone accolte: carenze affettive, abbandono paterno e abusi fisici, psicologici e sessuali.
Alla Fazenda Bom Samaritano sono invece accolti 18 uomini. Anche qui il lavoro va oltre l’uso delle sostanze e coinvolge diverse dimensioni della persona: quella emotiva, con ansia, depressione, bassa autostima, senso di colpa, vergogna, rabbia, impulsività, lutti e perdite; quella familiare, attraverso la ricostruzione della fiducia, la comunicazione e il rafforzamento dei legami; quella sociale, con il reinserimento nella società e nel mondo del lavoro; e infine quella spirituale, attraverso la ricerca di un senso della vita, il perdono, la riconciliazione e la speranza.
È proprio nella quotidianità che queste due realtà cercano di costruire un percorso di cambiamento. Alla Casa Nostra Signora della Gioia le attività comprendono la cura della casa, dei giardini e dell’orto, la cucina e l’accudimento degli animali. Alla Fazenda Bom Samaritano il percorso include momenti di preghiera, catechesi, incontri di sensibilizzazione, condivisione, gruppi di dialogo e responsabilità, colloqui personali e un Piano Assistenziale Individualizzato che accompagna il percorso della persona nel tempo. Attività diverse, ma con un punto in comune: la cura passa anche dai piccoli gesti della vita condivisa.
Comunità in Brasile: il territorio e le sue fragilità
Anche il contesto in cui le due comunità operano presenta problematiche specifiche. Per la Casa Nostra Signora della Gioia, una delle emergenze più significative è legata al consumo di crack, particolarmente concentrato nelle aree urbane centrali, come Praça da Estação e il terminal degli autobus. Una situazione che aumenta la vulnerabilità di molte persone senza dimora e che mette sotto pressione i servizi locali di salute mentale e sicurezza pubblica.
Dalla Fazenda Bom Samaritano arriva invece un’altra immagine, legata soprattutto alle difficoltà vissute dai giovani: «mancanza di prospettive, difficoltà nel gestire le frustrazioni, scarsità di risorse, grande disponibilità di droghe e indebolimento dei valori familiari». Un insieme di fattori che, secondo la comunità, porta molti giovani a vivere «senza responsabilità, senza impegno e senza una vera motivazione».
Due fotografie dello stesso problema: la dipendenza si inserisce nelle fragilità personali, familiari e sociali.
Il metodo oltreoceano
Sono parole diverse quelle utilizzate dalle due comunità per raccontare il proprio metodo, ma riflettono lo stesso pensiero. Nei territori in cui operano, infatti, entrambe si confrontano con la presenza di altre strutture terapeutiche, in gran parte a pagamento.
Per la Casa Nostra Signora della Gioia, il punto di forza del proprio metodo è «l’accoglienza gratuita, senza alcun interesse economico», unita alla condivisione diretta della vita con le persone accolte – una scelta che distingue la comunità da molte altre realtà presenti sul territorio. Alla Fazenda Bom Samaritano, invece, sono «l’ascolto, il camminare insieme e la cura» gli elementi centrali, insieme alla capacità di far sentire ogni persona parte di una grande famiglia.
Cambiano i luoghi e cambiano le storie, ma non cambia la scelta di esserci. Essere accanto a chi attraversa una difficoltà, ascoltare, condividere, prendersi cura. E accompagnare ogni persona nella possibilità di ricominciare.
Perché, anche dall’altra parte del mondo, la comunità continua a essere prima di tutto questo: una famiglia da cui ripartire.
