“Liberiamo il gioco, liberi dall’azzardo”

Una settimana di sensibilizzazione e formazione per far luce sul gioco d’azzardo

A Rimini si sono appena spenti i riflettori sulla settimana di informazione e sensibilizzazione: “Liberiamo il gioco. Liberi dall’azzardo”. Iniziativa realizzata dalla Rete GAP di Rimini, rete che riunisce il Comune di Rimini, di Bellaria Igea Marina, della Valmarecchia, l’AUSL Romagna e diverse cooperative sociali: “Cento Fiori”, “Millepiedi”, l’ APS “Alcantara teatro” e la Comunità Papa Giovanni XXIII come capofila. Realtà da tempo impegnate a collaborare nella sensibilizzazione, prevenzione e accompagnamento di giovani, adulti e famiglie esposte o coinvolte nel gioco d’azzardo patologico.

Tante forze unite per combattere una vera e propria emergenza sociale confermata da dati da capogiro: nel 2025 sono stati 165 i miliardi di Euro giocati in Italia, + 21% in 4 anni. I soldi persi dagli italiani sono stati 21,8 miliardi, soldi che escono dalle famiglie, dai tessuti sociali, dai territori. Un’industria che non teme crisi e dietro alla quale si nasconde un enorme giro di riciclaggio di denaro sporco da parte delle organizzazioni criminali. Algoritmi complessi studiati per attirare la nostra attenzione e quella dei più giovani e vulnerabili sui loro smartphone. Davanti alla normalizzazione di una vera e propria piaga sociale che si consuma quotidianamente con fare sempre più persuasivo e che non conosce limiti d’ età, si fa necessario aprire gli occhi e riflettere non solo quando “il dado è tratto”.

E’ partendo da questa lettura che la rete GAP di Rimini ha messo in fila, nella settimana dal 19 al 25 Ottobre, otto appuntamenti sparsi  per la città di Rimini, pensati per poter affrontare la questione AZZARDO a 360 gradi attraverso un focus istituzionale, un focus scolastico e formativo per insegnanti e ancora d’intercettazione urbana e spettacoli rivolti alle scuole e al territorio.

La serata d’apertura: capire l’azzardo per contrastarlo

Il primo appuntamento, un seminario rivolto alla cittadinanza dal titolo: “Azzardo, Minori e Territorio: l’Impatto Sociale” ha riunito cinque voci per affrontare il fenomeno da prospettive diverse: sociale, economica, clinica e digitale.

Don Armando Zappolini, voce della campagna nazionale “Mettiamoci in Gioco”, ha moderato l’incontro ripercorrendo la nascita dell’iniziativa nel 2011, quando ai servizi arrivavano già persone con una dipendenza che ancora faticava ad essere riconosciuta come una patologia. Da allora, la necessità di denunciare le contraddizioni dell’azzardo di Stato e chiedere una legge quadro nazionale si è fatta ogni anno più forte. Perché dietro la promessa di una vincita si nasconde una realtà fatta di dipendenze, famiglie in difficoltà e solitudine. E proprio la solitudine, ha ricordato Zappolini, «è un effetto dell’azzardo ma è anche una causa».

Lo psicologo, psicoterapeuta e criminologo Mauro Croce ha poi descritto una società in cui il consumo viene normalizzato e il gioco diventa un prodotto capace di alimentare comportamenti compulsivi. Il profitto del settore, ha spiegato, si regge in larga parte sulle perdite di una minoranza di giocatori patologici. Da qui una domanda scomoda: quanto può essere davvero responsabile il singolo, se il sistema che lo invita a giocare è progettato per trattenerlo? 

Massimo Masetti, del comitato scientifico di “Avviso Pubblico”, ha richiamato l’importanza delle politiche locali e delle buone pratiche amministrative per limitare il fenomeno. Una prevenzione efficace, ha sottolineato, deve affrontare anche il rapporto tra azzardo legale e illegale, senza dimenticare i costi sociali che ricadono sulle comunità.

Il giornalista e docente Marco Dotti ha invece puntato il dito contro le architetture digitali e le tecniche di ingegneria comportamentale che rendono il gioco sempre più coinvolgente, soprattutto per i più giovani. Le slot machine e le piattaforme online non sono strumenti neutri: dietro l’esperienza apparentemente semplice si nascondono meccanismi capaci di catturare l’attenzione e alimentare il desiderio di continuare.

A chiudere il quadro, Roberta Rosetti, responsabile della Neuropsichiatria infantile di Rimini, la quale ha riportato il discorso sulle fragilità adolescenziali. I ragazzi crescono in un contesto di aspettative spesso difficili da raggiungere, in cui la promessa di una seconda possibilità può diventare particolarmente seducente. L’azzardo rischia così di trasformarsi in una scorciatoia per affrontare frustrazioni e insicurezze, mentre l’isolamento rende più difficile chiedere aiuto.

Dalle scuole alla formazione: riconoscere i segnali

Dopo il primo seminario in dialogo anche con le istituzioni locali, il giorno successivo il percorso è proseguito all’ITES Valturio con gli studenti delle scuole superiori coinvolti in un confronto con gli esperti sui risvolti sociali ed economici dell’azzardo. Un’occasione per mettere in relazione dati, esperienze e conoscenze, mostrando come il gioco d’azzardo non sia soltanto una questione individuale, ma un fenomeno che riguarda l’economia e il funzionamento della società.

«Per noi un incontro come quello di oggi è vitale, tanto che questi argomenti li abbiamo inseriti nel nostro curriculum di istituto», ha raccontato il Preside Mauro Bugli. «È un’occasione per creare consapevolezza nei ragazzi, aiutarli a riconoscere il fenomeno e individuarne i campanelli d’allarme».

Non sono mancati altri momenti di formazione rivolti agli insegnanti e agli educatori. Interessate la formazione tenuta dalla dottoressa Pracucci. Tra i temi emersi, quello dell’azzardizzazione dei videogiochi, tecnica preparatoria e di aggancio per i giovani con gli acquisti delle loot box.  In queste formazioni si è sottolineato il ruolo-sentinella degli insegnanti che già dal loro osservatorio raccontano di aver spesso rilevato il tema della scommesse sportive  e del poker online.

Dalle piazze al teatro: gli incontri con la cittadinanza

Durante il mercoledì, giorno di mercato. il presidio “L’Azzardo non esiste!?” ha portato la sensibilizzazione in Piazza Tre Martiri, incontrando i cittadini nella quotidianità.

Nel pomeriggio di sabato 24 ottobre, nel cortile della Biblioteca Gambalunga, “Gioca che ti Spassa” ha proposto giochi cooperativi e interculturali, affiancati da un punto informativo sui servizi di ascolto e cura

Il teatro è stato proposto in due occasioni. Attraverso la lezione-spettacolo “Gaming out” realizzato in doppia replica nell’aula magna dell’ ISISS MOLARI-Einaudi e del Liceo Scientifico Serpieri  e ancora con la Prima dello spettacolo “A carte scoperte”, proposto il sabato sera da Alcantara teatro, frutto di un percorso teatrale con giovani che ha dato voce alle conseguenze umane dell’azzardo. Due appuntamenti molto partecipati soprattutto dai giovani.

E l’impegno continua

“Ci riteniamo soddisfatti – dice Fethi Atakol, referente per la Comunità della rete Gap e organizzatore di questa interessante rassegna – non solo per aver raggiunto pubblici diversi e per la partecipazione ottenuta ma per aver sottolineato il valore della “rete”, rafforzando una consapevolezza condivisa: la prevenzione nasce da una comunità capace di riconoscere i rischi e agire insieme”. 

“Siamo davanti a una sfida epocale per questo, come rete GAP durante l’anno continueremo la nostra attività nelle scuole, sostegno alle famiglie, servizi di ascolto e nuove iniziative pubbliche, accompagnate da una campagna di comunicazione sui meccanismi dell’azzardo.

Perché il contrasto all’azzardo si costruisce ogni giorno, nei luoghi della vita quotidiana, attraverso l’alleanza tra istituzioni, scuole, famiglie e realtà sociali. La settimana è finita, ma l’impegno per un gioco libero dall’azzardo continua”.